9 giu. - CAGLIARI, Uso cervello compromesso da droghe leggere
Le “canne” non ammazzano. Ma il loro uso può gravemente compromettere lo sviluppo del cervello negli adolescenti. E’ stata questa una delle conferme giunte nel corso della terza giornata del 33° Congresso nazionale della Società italiana di Farmacologia, presieduta dallo specialista cagliaritano Giovanni Biggio. “E’ vero, la cannabis non uccide. Ma ci lasciano perplessi certe affermazioni “politiche”, basate il più delle volte su scarse o nulle basi scientifiche, secondo cui le “canne” sono una droga non pericolosa, non pesante, ad esempio, come può esserlo l’eroina. Un messaggio che può provocare, e provoca, danni ingenti” ha spiegato il professor Biggio. In breve, gli oltre mille neueropsicofarmacologi giunti alla Fiera dai più quotati centri di ricerca internazionali, lanciano un monito alla banalizzazione degli effetti indotti dall’uso di cannabis. E a quella sorta di permissivismo che, in età adulta, può determinare anche l’insorgere di importanti patologie di natura cerebrale. “Su questo argomento bisogna essere chiari: la cannabis nel cervello ancora in formazione degli adolescenti, provoca delle modificazioni a livello funzionale di cui si era già a conoscenza. Ma oltre a questo problema, studi recenti hanno confermato quel che si temeva: le alterazioni conseguenti all’uso della cannabis determinano anche una serie di modifiche morfologiche. In altre parole, viene alterata la capacità dei neuroni di svilupparsi in maniera appropriata. Il risultato? Il cervello di un adulto che da adolescente ha fatto uso di “canne” col passare del tempo – ha precisato Giovanni Biggio - è più debole, vulnerabile ed esposto all’insorgere di varie patologie mentali. Tra queste, la depressione”. (red) (admaioramedia.it) |
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