5 feb. – MURAVERA, Salvare gli agrumeti contro la salinità
Per salvare gli agrumeti del Sarrabus devastati dalla salinità non ci sono alternative: il solfato di calcio (il gesso), ma anche la calce agricola, il letame e soprattutto l’acqua dolce del Flumendosa.
Carmelo Viviani, ex assessore comunale all’agricoltura, coordinatore del centro zonale Ersat di Muravera, non ha dubbi, dopo aver studiato da tempo il fenomeno che ha già devastato duecento ettari di agrumeti e che minaccia di estendersi ulteriormente a macchia d’olio. E ieri - in un incontro all’assessorato all’ambiente - ha parlato delle sue ricette: il gesso è facilmente reperibile nel mercato,come la calce, e costano pochissimo, il letame si può trovare tra gli ovili e le stalle, ma per portare l’acqua del Flumendosa riversandola ‘a goccia’ o a ‘microget’ sugli agrumeti, occorre tempo e soprattutto soldi.
“Ne abbiamo parlato col Consorzio di bonifica della Sardegna meridionale – ha spiegato il coordinatore dell’Ersat - ente preposto a progettare e realizzare la rete di adduzione ed a distribuire l’acqua. Mi è stato detto che la soluzione è fattibile. L’acqua dovrebbe scorrere attraverso tubazioni sotterranee per essere poi distribuita capillarmente nei campi. Dovrebbe essere captata sulla diga di Isca Rena: il 60% dell’invaso è destinato alle popolazione, il resto ai campi. Un progetto però che richiede tempi lunghi.”
Perciò, la necessità assoluta di trovare anche soluzioni tampone per salvare il salvabile, visto che secondo una mappa dell’Ersat la superficie a rischio salinità è addirittura di 1400 ettari. La soluzione più immediata è appunto legata alla distribuzione del gesso o della calce: “Cinque quintali per ettaro da distribuire ogni cinque anni – ha sottolineato Viviani - possono certamente contribuire ad abbassare il tasso di salinità che sta devastando gli agrumeti. Lo stesso letame grazie alle sue proprietà può contribuire a migliorare la capacità chimico-fisica del terreno. Da utilizzare anche concimi a base di calcio.”
“Per il futuro, pensare a bonificare la falda salamastra sarebbe una impresa ciclopica – prosegue - E’ più facile, e soprattutto meno costoso, investire alcuni milioni di euro per utilizzare l’acqua del Flumendosa. Una pianta di agrume anche se vive su un suolo moderatamente salato, con un po’ d’acqua dolce riesce a sopravvivere. Meglio quindi far arrivare l’acqua dolce alla falda con un sistema irriguo consortile che bonifica la falda”. (ls) (admaioramedia.it) |
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