17 mar. - REGIONE, “Referendum su coste, iniziativa irresponsabile”
“La legge di tutela delle coste e la proposta del Piano Regionale Paesaggistico debbono essere indubbiamente migliorati, in molti punti di merito e di metodo per meglio garantire le fruibilità sociale dei beni comuni dei sardi e per avere un procedimento decisionale effettivamente e diffusamente democratico”.
Lo ha affermato Luigi Cogodi, esponente di spicco di Rifondazione Comunista ed ex assessore all’Urbanistica.
“Agitare, però, un Referendum contro la regolazione pubblica della tutela ambientale è quanto di più irresponsabile ed autolesionistico possa essere escogitato dal centro-destra capitanato da Mauro Pili – ha spiegato Cogodi - Semplicemente grida vendetta la assurda mistificazione che si vuole introdurre fra legislazione di tutela ambientale ed aumento della disoccupazione. E’ ormai da vent’ anni, e non dagli ultimi due, che si svolge in Sardegna una dura lotta sulla tutela del patrimonio costiero. E la battaglia durerà ancora a lungo, sino a quando gli speculatori di tutte le risme, in economia come in politica, non avranno ritirato i propri artigli”.
“Un tempo era permesso distruggere tutto, speculare, abusare, inquinare e persino privatizzare spiagge e scogliere dell’Isola –ha continuato l’esponente di Rifondazione - Poi, fortunatamente, con la legislazione urbanistica e paesistica degli anni ’80, la Sardegna costiera per gran parte è stata salvata. Sarebbe folle, oltrechè disastroso pensare oggi di ritornare indietro”.
“Il dramma sociale della disoccupazione – ha detto ancora Cogodi - deriva dal tracollo delle industrie, dal mancato sostegno della piccola e media impresa e dall’abbandono del progetto strategico dello sviluppo locale e della nuova occupazione derivante dal Piano Straordinario per il Lavoro”.
“Si vuole un Referendum sardo sulla tutela o sulla speculazione costiera? – ha concluso Luigi Comodi - Ben venga ! Non c’è dubbio alcuno che i sardi sapranno finalmente affondare senza pietà tutti i distruttori vecchi e nuovi del proprio patrimonio ambientale e sapranno chiaramente difendere i loro beni comuni”.
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