24 giu. – SANITA’, 33 milioni di euro per ammodernamento tecnologico Asl

Con una delibera approvata ieri e su proposta dell’assessore della Sanità, Antonello Liori, la Regione ha destinato 33 milioni di euro per l’ammodernamento tecnologico delle aziende sanitarie.
Si tratta di fondi europei che l’Assessorato ha recuperato in extremis. Stanziati dalla Ue per “l’ammodernamento tecnologico con particolare riferimento all’alta diagnostica, alla radioterapia oncologica ed al potenziamento dei centri d’eccellenza”, il loro utilizzo era stato vincolato dalla precedente Giunta alle zone a bassa densità di popolazione.
«I fondi sarebbero andati persi – ha spiegato l’Assessore Liori – però, grazie al nostro intervento, la Commissione europea ha rimodulato il Por Fesr estendendo la possibilità di effettuare interventi di alta tecnologia in zone urbane». I fondi saranno, così, destinati alle diverse aziende ospedaliere sarde secondo sia la dimensione delle stesse e la loro importanza nel panorama sanitario regionale, ma anche, valutando quali fra loro avessero maggior necessità di ammodernamento.
«Attraverso, infatti, uno studio sugli stanziamenti dell’ultimo decennio – ha spiegato Liori – ci siamo resi conto che il nord Sardegna aveva avuto meno fondi in passato. Non sorprenda, quindi, che l’Asl di Olbia riceverà, ad esempio, più fondi della ben più grande Asl 8 di Cagliari».
L’intenzione dichiarata dell’Assessorato è, appunto, quella di riequilibrare le «ingiustizie fatte negli anni precedenti», creare centri di assistenza diffusi ed eguali in tutta la Sardegna per «migliorare la diagnostica, accorciare le liste d’attesa, anche per gli interventi chirurgici, e creare nuovi posti di lavoro».
La scelta su quali apparecchiature acquistare con questi i fondi è stata lasciata alle singole strutture sanitarie che meglio conoscono le proprie esigenze e necessità. Presto partiranno le gare d’appalto ed «entro l’anno – ha auspicato l’Assessore – le Asl sarde dovrebbero avere a disposizione macchinari all’avanguardia che consentano loro di coprire il divario che le separa dalle strutture del Continente piuttosto che dalle cliniche private». (cp) (admaioramedia.it)