28 apr. - REGIONE, Celebrata in Consiglio “Sa die de sa Sardigna”
“Speriamo di poter fare la pacifica rivoluzione della trasformazione economica della Sardegna rilanciandone lo sviluppo”, così il presidente della Regione, Renato Soru a conclusione del suo intervento svolto interamente in sardo (versione Campidanese) che ha sottolineato con forza che lo stesso spirito che diede avvio ai moti culminati nel 28 aprile devono animare oggi la nuova “rivoluzione” sociale ed economica della nostra isola. Ogni anno, ha ricordato il presidente della Regione, celebriamo questo momento di ribellione. Una data simbolica opportunamente scelta da una legge di questo Consiglio regionale che in ogni suo ripetersi deve essere occasione per tutti i sardi per una fase di riflessione ma nella quale si dovrebbe poter trovare un nuovo motivo di ribellione. Negli anni scorsi la ribellione ci ha consentito di confrontarci per le maggiori entrate. Oggi il nostro spirito di ribellione deve portare a batterci per la lingua sarda. “Dimenticare le lingue minoritarie rappresenta un impoverimento culturale di un intero popolo. “A causa delle dominazioni ci è stata sottratta la nostra lingua”, ha detto Renato Soru, “dobbiamo impadronircene di nuovo”. E’ importante per la cultura, ma è soprattutto importante per noi stessi. “Cosa sarebbe della nostra regione se dovesse spegnersi defintiivamente la fiammella della nostra lingua?”: certamente riappropriarsi della lingua darebbe una occasione di arricchimento ulteriore; un arricchimento non solo culturale ma anche economico soprattutto sul versante del turismo. “Dobbiamo ribellarci –ha detto ancora Soru- all’estraniamento che deriva dalla mancanza della nostra lingua: non bastano le leggi e i programmi per difenderla, quando possiamo parliamo il sardo, è il modo più concreto per riappropriarcene”. (red) (admaioramedia.it) |
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