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14 set. - MURAVERA, “Punto Donna” per future mamme
Un centinaio di parti all’anno sono troppo pochi per giustificare la presenza di un reparto. Così all'ospedale di Muravera, dovrebbe nascere il “Punto donna” al posto di Ginecologia. In buona sostanza la partoriente sarà assistita in loco durante tutto il suo percorso di pre-mamma per poi avere il posto letto in un ospedale cagliaritano. Per il presidente della conferenza dei sindaci del Sarrabus-Gerrei, Patrizio Buccelli, «questa però è solo una proposta della Asl col suo Piano strategico, ancora in fase di osservazione. Tant’è che del problema ho investito tutti i sindaci della zona. Presto ci ritroveremo tutti assieme per fareil punto della situazione, per capire quali potrebbero essere le nostre soluzioni alternative. Una cosa è certa: non consentiremo lo smantellamento di questo e di altri reparti se prima con sarà studiata la riforma della sanità. Insomma, niente decisioni a scatola chiusa. Ginecologia chiuderà solo in concomitanza con la creazione dei servizi alternativi sul territorio. La Regione non può fare solo calcoli matematici. I problemi sono anche sociali». Il sindaco di Muravera, Salvatore Piu, medico, dice che «Buccelli ha sicuramente le sue ragioni. Bisogna però dire anche che con 80 parti all’anno (anzichè dei 300 ottimali), mandare avanti il reparto appare decisamente in salita. Questione di numeri ma anche di professionalità. Difficile spiegare la presenza di sei-otto sanitari per 80 parti all’anno. Bisogna in ogni caso garantire lo stesso percorso sanitario alle donne incinte di Armungia, Villasalto, Muravera e Cagliari. Stessa assistenza per tutte. In caso di necessità e quando la partoriente non può essere trasferita a Cagliari si potrà comunque continuare a partorire anche a Muravera». In merito si registra La proposta di spostare le èquipe di ginecologia-ostetricia a Cagliari, è motivata dal fatto che «un reparto che fa 100/120 parti all’anno (oltre il doppio delle donne residenti a Muravera sceglie già di andare a partorire a Cagliari) non ha le condizioni e le caratteristiche necessarie a gestire situazioni critiche e ad assicurare la vita o la qualità della vita della madre e del bambino». (ls) (admaioramedia.it)
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