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11 set. - BARRALI, In anfratto recuperati reperti archeologici
Erano stati nascosti con cura in un anfratto roccioso nelle campagne di Barrali. Forse i tombaroli aspettavano l'occasione per cedere i reperti ai trafficanti. I carabinieri di Barrali sono per fortuna arrivati prima mettendo le mani su un grosso scrigno archeologico. Una macina a sella, pare unica in Sardegna. Un altro reperto simile si trova nel museo di Ortueri ma non è intatto. I carabinieri hanno recuperato anche un'ascia litica, un'altra a martello, due teste di mazza, due pestelli in pietra, un'anfora, una vaschetta a lucerna del periodo punico, due monete del periodo romano. Il blitz personalmente coordinato dal capitano Giovanni Ferrari comandante della Compagnia dei carabinieri di Dolianova e dal maresciallo Gianluca Alisi, della stazione di Barrali, è scattato alcuni giorni fa col ritrovamento dei reperti nascosti in sacchi di nylon all'interno di un anfratto nelle campagne di "Sa Trinidadi", a qualche chilometro dal paese. I reperti erano perfettamente conservati. Due le ipotesi: qualcuno per paura di essere scoperto ha preferito disfarsene. L'ipotesi più attendibile è però un'altra: i reperti archeologici sono stati sistemati nell'anfratto in attesa di poter essere consegnati ad una banda di possibili trafficanti di materiali archeologici.
I carabinieri si sono appostati per alcuni giorni nella speranza di poter assistere a questo scambio di consegne. Il contatto però non c'è stato. Così ieri mattina, i militari di Barrali hanno rimosso i reperti, portandoli in caserma dove sono tutt'ora custoditi. La sovrintendente Donatella Salvi li ha definiti autentici e di notevole interesse archeologico.
Ovviamente è stata aperta un'inchiesta. A dirigerla il capitano Ferrari e il marescialli Alisi. L'obiettivo è quello di risalire alla provenienza dei reperti e ai trafficanti. Diverse le persone interrogate in Trexenta e in Marmilla. Sono scattate pure tre perquisizioni domiciliari sul cui esito viene mantenuto uno stretto riserbo. Nella tarda mattinata sempre di ieri, si è parlato di un fermo. La notizia è stata smentita. Di certo ieri nella caserma di Barrali, quartiere generale dell'inchiesta, il via vai è stato davvero insolito. C'è la convinzione che l'indagine sia già ad un bivio. (ls) (admaioramedia.it)
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