14 lug. - REGIONE, Mozione sulla crisi della portualità
La portualità in Sardegna è in crisi. Mentre altrove diventa occasione di sviluppo e di ricchezza, nell’isola segna il passo. In particolare a Cagliari, dove il porto canale langue ed un gestore recentemente si è trasferito a Tangeri, dove le condizioni di lavoro sono più favorevoli. Calano i traffici, s’ aggrava quell’economia che si affida al trasporto via mare per rendere meno onerosi i costi; non può ritenersi soddisfacente la gestione degli scali e, soprattutto, gli oltre ottocento lavoratori vivono alla giornata, beneficiando, quando c’è, del “mancato avviamento” (una cassa integrazione che riconosce, a distanza di oltre un anno, 22 euro lordi giornalieri), in uno stato di forte disagio sociale. Un mondo abbastanza trascurato, attorno al quale ruote un robusto indotto (spedizionieri, autotrasportatori, agenzie marittime). Ora una mozione della sinistra (Rifondazione, Sinistra Arcobaleno, Pdci) ripropone, in modo articolato, il problema “delicato e complesso”, dice Luciano Uras (Prc), primo firmatario del documento. Complesso sicuramente il quadro delle attività, che abbraccia diportismo, traffico passeggeri e merci, crocerismo e movimentazione di container. Ieri non c’erano infrastrutture adeguate; oggi ci sono e funzionano “poco e male”. Non c’è un porto che non sia in affanno e se qualcuno cresce, lo fa discapito di un altro porto. Complessivamente i valori sono in calo. (red) (admaioramedia.it)
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