COMMERCIO, Il Consiglio discute la nuova disciplina del settore
10 mag. - Il Consiglio Regionale esaminerà in questi giorni la “disciplina generale delle attività commerciali”, colmando una lacuna che si protrae dal mancato recepimento del “decreto (legislativo) Bersani” del 1998, modificato sostanzialmente dalla riforma del titolo quinto della Costituzione (2001) che attribuisce, anche in materia di commercio, maggiori competenze alle Regioni. Il principio a cui si è ispirata la riforma è stato quello di favorire il “pluralismo distributivo”, liberalizzando il settore. Sono state abolite, infatti, le licenze e ridotte a due soltanto (alimentari e non alimentari) le tradizionali 14 tabelle del passato. Dal “Bersani” in poi, la Regione era intervenuta solo dopo l’intervento sostitutivo del governo con una deliberazione della giunta, rimasto unico intervento nel settore con pretese di organicità. La legge regionale (testo unificato del disegno di legge 90 della giunta e della proposta di legge Ds (primo firmatario Silvio Cherchi) n.178, ridefinisce i requisiti degli esercizi commerciali (Capo i, titolo I), fissa (titolo II) le tipologie relativamente al commercio sulle aree private e demanda alle norme di attuazione “interventi atti ad irrobustire” il sistema commerciale (prevista la tutela delle micro, piccole e medie imprese) anche attraverso la pianificazione urbanistica-commerciale.
Nel Capo II viene disciplinato il commercio sulle aree pubbliche, materia che finora non era stata disciplinata. Per quanto riguarda le tipologie (negozi di vicinato, media e grande distribuzione), si confermano le metrature del “Bersani” (per i negozi di vicinato sino a 150 metri quadrati per i Comuni sino a 10mila abitanti; sino a 250 per i comuni con oltre 10mila abitanti; mentre per le medie strutture si prevedono un massimo di 800 metri sino a 5mila abitanti, 1.200 nella fascia sino a 10mila; 1.800 per quelli compresi fra 10 e 50mila, e 2.500 mq per Comuni oltre i 50mila residenti). Per le medie superficie è prevista l’autorizzazione comunale. Per le grandi superfici occorre il parere di una conferenza di servizi composta da tre membri (Regione, Provincia e Comune interessato). L’autorizzazione è subordinata al parere della Regione. Vengono sentiti (parere consultivo) i Comuni contermini, eventualmente anche della Provincia confinante. Un piano regionale disciplinerà, nel complesso, la grande distribuzione.
Fissati gli orari di vendita (max 13 ore al giorno, fra le 7 e le 22). Restano le deroghe della “Bersani” per le aperture festive che, oltre al mese di dicembre, riguardano otto domeniche festività negli altri mesi. Nei periodi di afflusso turistico il Comune può autorizzare deroghe. La legge disciplina la vendite straordinarie e prevede che sia data adeguata pubblicità sui prezzi. Aspetto decisamente innovativo, l’istituzione dei “centri commerciali naturali” che si propongono di valorizzare il commercio delle aree urbane, dove l’attività è spesso penalizzata da un’offerta frantumata (meno organica, insomma, rispetto ai centri commerciali). Si tratta di un progetto complessivo di rilancio dei centri storici, armonizzando cultura, sociale, valori architettonici e monumentali. Requisito previsto, la “riqualificazione” del tessuto commerciale. (red) (admaioramedia.it)
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