SPESA FONDI COMUNITARI, Giulio Tremonti & Giorgio La Spisa

5 lug. 2010
Giulio Tremonti (Ministro dell’Economia e delle Finanze): «E’ uno scandalo pauroso quello prodotto dalle Regioni meridionali. Lo stanziamento sul programma comunitario 2007-2013 era di 44 miliardi di euro. Questi signori ne hanno speso solo 3,6, solo un dodicesimo. E mentre cresceva la protesta per i tagli subiti aumentava l’accumulazione dei capitale non usati e questa è una cosa di una gravità inaccettabile. La colpa non è dell’Europa non è dei governi nazionali di destra o di sinistra, ma della cialtronaggine di chi ha i soldi e non li spende. E siccome i soldi per il Mezzogiorno saranno di più e non di meno nei prossimi anni non si può continuare con questa gente che sa protestare, ma non sa fare il servizio pubblico per i cittadini».
Giorgio La Spisa (Assessore regionale Programmazione e Bilancio): «La Sardegna, come certificato anche recentemente dai funzionari europei e ripreso dall’Ufficio studi di Confindustria, con il 16,3 per cento è al primo posto tra le Regioni del meridione per quanto concerne le risorse utilizzate, in perfetta linea con le direttive e i tempi di Bruxelles. Se un Ministro della Repubblica arriva a definire 'cialtrone' le regioni del sud, dopo che proprio i Ministeri centrali hanno gestito il 30 per cento delle risorse dei fondi strutturali, può significare due cose: la prima può essere che ci troviamo di fronte a un progressivo abbandono di una parte della nazione al suo destino, dopo averla usata come una quota di mercato oltre che come meta di vacanze esotiche. La seconda, più' verosimile, è che dovendo gestire un apparato statale inefficiente e sprecone, e non riuscendo a riformarlo, il Ministro tenti di nascondere le inefficienze centrali con accuse gratuite verso altri settori della stessa unica Repubblica, come le regioni e gli enti locali, che hanno affrontato quotidianamente, in trincea, la difficile realtà della crisi. In entrambi i casi, non ci spaventa la volgarità degli attacchi e ci prepariamo a difendere la nostra autonomia speciale, sancita dall'Assemblea Costituente, da uomini politici di ben altra statura, ricorrendo, se necessario anche al giudizio della Corte Costituzionale». (cp) (admaioramedia.it)