CAGLIARI, I finalisti del “Manhattan short film festival”
21 set. 2009 - Cagliari è una delle 173 città del mondo che giovedì 24 settembre (ore
20.30, nella sala Nanni Loy in via Trentino 2) ospiterà la proiezione in contemporanea dei dieci cortometraggi finalisti nell’ambito del Manhattan short film festival. La serata è organizzata dall’associazione culturale Chourmo con il patrocino dell’Ersu Cagliari e in collaborazione con Uomo Politico e Ioma, premio cinematografico italiano online di pubblico. La rassegna, nata a New York undici anni fa, propone ogni anno una selezione di cortometraggi realizzati da giovani registi provenienti da tutto il mondo. Per Nicholas Mason, direttore e fondatore del festival, “l’obiettivo è quello di unire il mondo attraverso il Festival. Garantiamo una grandissima visibilità ai registi selezionati, e sono sicuro che tutto ciò rappresenta una grande gioia anche per i loro amici e famiglie”.
I corti finalisti sono stati scelti tra i 428 pervenuti da 36 paesi e ritenuti dalla direzione artistica di New York maggiormente rappresentativi della creatività espressa dalle nuove generazioni di ‘film makers’. Il premio viene assegnato direttamente dal pubblico chiamato ad esprimere le proprie preferenze al termine delle proiezioni. Il conteggio finale dei voti e la proclamazione ufficiale del vincitore avverrà il 28 settembre a New York, dopo l'ultima proiezione di Union Square Park. In gara c’è anche il corto italiano A’mare diretto da Martina Amati: storia di due amici amanti della pesca, Andrea e Felice, alle prese con qualcosa di inaspettato che emerge dall’acqua. Importante presenza dell’Europa con lo svedese Love child, di Daniel Wirtberg, che parla di una ragazza costretta a rivedere la sua condizione di figlia unica, con il corto di animazione francese Skhizen, diretto da Jérémy Clapin, e con l’inglese Hammered, diretto da Sam Donovan, sul tema della famiglia allargata. Dalla Spagna arrivano ben due corti finalisti: Parking, di Jorge Molina, e Miente, di Isabel De Ocampo. L’Africa è rappresentata da un corto autobiografico di Alcide Soares intitolato Mozambique, mentre con Plastic l’australiana Sandy Widyanata descrive cosa succederebbe se una donna avesse il potere di trasformare il suo aspetto. L’americano Julius Onah, con The Boundary, porta in scena il tema dell’emarginazione, mentre da Israele arriva un corto sulla guerra e sulla pace, grazie a Yehezkel Lazarov con il suo Lashabiya. Tutti i cortometraggi sono sottotitolati in inglese. (ddp) (admaioramedia.it) |
|
|