admaiora@admaioramedia.it

15 gen. 2008 – Se doveste, per caso, andare a vedere in questi giorni la stele di Nora, desistete. A meno che non vogliate fare un salto a Parigi. Guardando sabato scorso il telegiornale di France 24, sono stato attratto da un servizio sui fenici nel Mediterraneo, messi in mostra nella capitale francese. Ed eccola lì, la nostra stele, scolpita nel IX secolo avanti Cristo, trovata a Nora, solitamente ospitata dal Museo archeologico di Cagliari e ora finita a fare la comprimaria fenicia in terra gallica. Chiederci chi abbia deciso di esportare un oggetto (lasciamo stare se fenicio come dicono alcuni o sardo come dicono altri) fabbricato in terra di Shardana quando non esisteva né lo stato italiano né Roma, sarebbe da ingenui. Più intrigante sarebbe sapere se il governo sardo è stato almeno informato del prestito che la sovrintendenza sarda stava facendo al museo parigino. E, se questo non è successo, se il presidente della Regione o la sua Assessora alla cultura abbiano protestato. È vero che, fino ad un nuovo Statuto che cambi l’obbrobrio, lo Stato ha competenza esclusiva in materia di beni culturali, anche quelli prodotti in Sardegna quando l’Italia non era neppure una espressione geografica, ma è anche vero che la stessa Costituzione prevede “intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali” (articolo 118, per chi volesse controllare). Non lo so, ma vedendo quel che è successo con la subalternità (istituzionale, politica e persino di schieramento) mostrata dalla Regione sarda nella questione dei rifiuti campani smaltiti qui da noi, temo che il governo sardo neppure si è accorto che la sovrintendenza di Cagliari ha prestato un documento che parla di noi, di Shardana e di Tartesso. Non di Italia o di Roma.
Gianfranco Pintore
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APERTIS VERBIS

 I LETTORI SCRIVONO: Stele di Nora: “E’ a Parigi"


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15 gen. 2008 – Se doveste, per caso, andare a vedere in questi giorni la stele di Nora, desistete. A meno che non vogliate fare un salto a Parigi. Guardando sabato scorso il telegiornale di France 24, sono stato attratto da un servizio sui fenici nel Mediterraneo, messi in mostra nella capitale francese. Ed eccola lì, la nostra stele, scolpita nel IX secolo avanti Cristo, trovata a Nora, solitamente ospitata dal Museo archeologico di Cagliari e ora finita a fare la comprimaria fenicia in terra gallica. Chiederci chi abbia deciso di esportare un oggetto (lasciamo stare se fenicio come dicono alcuni o sardo come dicono altri) fabbricato in terra di Shardana quando non esisteva né lo stato italiano né Roma, sarebbe da ingenui. Più intrigante sarebbe sapere se il governo sardo è stato almeno informato del prestito che la sovrintendenza sarda stava facendo al museo parigino. E, se questo non è successo, se il presidente della Regione o la sua Assessora alla cultura abbiano protestato. È vero che, fino ad un nuovo Statuto che cambi l’obbrobrio, lo Stato ha competenza esclusiva in materia di beni culturali, anche quelli prodotti in Sardegna quando l’Italia non era neppure una espressione geografica, ma è anche vero che la stessa Costituzione prevede “intesa e coordinamento nella materia della tutela dei beni culturali” (articolo 118, per chi volesse controllare). Non lo so, ma vedendo quel che è successo con la subalternità (istituzionale, politica e persino di schieramento) mostrata dalla Regione sarda nella questione dei rifiuti campani smaltiti qui da noi, temo che il governo sardo neppure si è accorto che la sovrintendenza di Cagliari ha prestato un documento che parla di noi, di Shardana e di Tartesso. Non di Italia o di Roma.
Gianfranco Pintore
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