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DAL PALAZZO
REGIONE, Risoluzione della Commissione Industria per salvare la chimica sarda
29 mag. 2009 - La Sesta commissione Industria del Consiglio regionale ha approvato una risoluzione con cui si chiede l'immediata attuazione dell'Accordo di programma sulla chimica firmato nel 2003. I consiglieri chiedono inoltre che la Giunta organizzi con urgenza un incontro con la Presidenza del Consiglio dei ministri e i vertici dell'ENI per verificare le effettive modalità operative, gli investimenti e i programmi industriali attraverso i quali assicurare il raggiungimento degli obiettivi di rilancio del settore della chimica. Nel documento, la Commissione Industria – presieduta dall'On. Nicolò Rassu - invita la Giunta regionale a riferire al Consiglio sulle “modalità attraverso le quali il Governo intenderebbe assicurare la continuità operativa di Vinyls Italia”. E sottolinea l’esigenza di “verificare la disponibilità delle risorse statali per il completamento del finanziamento del complesso di interventi previsti dall’Accordo di programma del 2003 per la qualificazione dei poli chimici della Sardegna”. Per ultimo si invita l’esecutivo regionale “ad attivarsi presso il Governo per recuperare ed ottenere l’immediata disponibilità delle risorse FAS inizialmente stanziate con deliberazione del CIPE 166/2007 destinate alla bonifica e alla riqualificazione ambientale dei siti industriali della Sardegna”. Nelle cinque pagine del documento licenziato dalla Commissione consiliare si ripercorrono tutte le fasi della vertenza sulla chimica, una lunga vicenda che ha messo in ginocchio un settore fondamentale per l'economia sarda. Nella Risoluzione si premette “che tra l’ottobre dello scorso anno e i primi di maggio dell’anno corrente sono state assunte decisioni particolarmente gravi da parte delle società operanti in Sardegna nel comparto chimico, con la chiusura della linea cumene-fenolo di Porto Torres, annunciata per tutto il 2009 e che il blocco delle produzioni a Porto Torres investirà inevitabilmente in breve tempo anche gli impianti della filiera cloro-soda di Assemini, deputati a fornire le materie prime agli stabilimenti di Porto Torres”. Il documento sotolinea come “anche a seguito dei processi di ristrutturazione industriale degli ultimi decenni il comparto della chimica in Sardegna costituisce un sistema fortemente integrato, del quale fanno parte le linee produttive di Assemini, Sarroch, Porto Torres e Ottana”. Non solo, ma “la crisi del comparto chimico sardo, il quale rappresenta uno dei principali utilizzatori di energia dell’Isola, avrebbe immediate ripercussioni anche sugli investimenti nel settore energetico, che potrebbero compromettere quello previsto a Fiumesanto per la realizzazione di un nuovo gruppo da 410 Mw da parte della Società E. On.”. Detto questo la Commissione evidenzia “che il 14 luglio 2003 è stato stipulato presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri un accordo di programma nazionale tra Governo, Regione, imprese del comparto per la qualificazione dei poli chimici della Sardegna” che prevede “il ricorso al cofinanziamento di Stato e Regione per un totale di 300 milioni di euro, di cui 200 a carico dello Stato e 100 a carico della Regione, per investimenti localizzati nei siti industriali chimici di Assemini, Ottana, Porto Torres”.
“A seguito del citato accordo – prosegue il documento - sono state presentate e approvate dal CIPE numerose proposte di accordi di programma per interventi da realizzarsi in tutti e tre i siti del comparto chimico regionale”, ma “la realizzazione di quasi tutte tali iniziative è risultata inibita principalmente per il perdurare di una serie di comportamenti dell’ENI e delle sue partecipate (prima Syndial poi Polimeri Europa), non coerenti con gli impegni assunti”; comportamenti anzi “volti piuttosto a confermare di fatto una strategia di disimpegno del principale gruppo industriale italiano a partecipazione pubblica dal comparto chimico e di conseguente graduale, ma sistematica chiusura delle produzioni della Sardegna, per di più senza alcun impegno in attività sostitutive o di riconversione connesse al doveroso risanamento ambientale dei siti”. La risoluzione, dopo aver ricordato che il Tavolo nazionale sulla chimica, presieduto dal Ministro per lo sviluppo economico Claudio Scajola ha assunto importanti impegni, sottolinea come “sia in ogni caso inaccettabile un sistematico smantellamento delle produzioni e degli impianti ed ancor più inaccettabile il costo sociale della costante messa in discussione della struttura produttiva e occupazionale del comparto chimico sardo”. (mm) (admaioramedia.it)
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